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Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di scorporo della rete Telecom e di introduzione dell’adsl nel servizio universale, due punti per cui Anti Digital Divide si batte da Tempo. Adiconsum ribadisce la necessità dell’introduzione dell’adsl nel servizio universale e di introdurre regole a difesa dei consumatori, per garantire trasparenza nell’offerte e nelle tariffe ed una sufficiente qualità del servizio adsl, che nel nostro paese lascia molto a desiderare. Tutte le richieste di Adiconsum sono pienamente condivise da ADD che si sta impegnando proprio per ottenere dei cambiamenti che vadano in questa direzione.
Assoprovider punta invece sulla divisione di Telecom Italia in due società distinte, sul modello inglese, una che si occupi della rete e della vendita all’ingrosso, con tariffe uguali per tutti gli operatori, l’altra della vendita dei servizi al dettaglio, servizi che acquisterebbe alle stesse condizioni dei competitor, dalla prima società. Questo è uno dei dieci punti fissati da Assoprovider come modello per lo sviluppo della società dell’informazione attraverso internet e la banda larga. Altri punti interessanti sono l’aumento dei poteri di controllo delle authority e l’introduzione degli operatori virtuali nel mercato della telefonia mobile. Questioni per cui ADD si è fatta sentire nelle sedi delle autorità garanti.
La questione dello scorporo della rete Telecom tiene banco da alcuni anni, infatti in passato, prima Mario Monti, ex presidente dell’antitrust europea, poi Giuseppe Tesauro, ex presidente dell’ AGCM (antitrust italiana), si erano espressi in favore di questo provvedimento, per favorire lo sviluppo della concorrenza nel mercato italiano, purtroppo l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), a cui spetta la decisione, non la pensava e non la pensa alla stesso modo.
Naturalmente Telecom Italia è totalmente contraria alla proposta di divisione in due società distinte, "Assoluta follia", ha detto nei giorni scorsi il presidente di Telecom Italia Media Riccardo Perissich, è l'idea dello scorporo della rete dai servizi che "ogni tanto un grillo parlante tira fuori solo in Italia: è una colossale sciocchezza tanto è vero che nessun Paese di nessun continente lo ha seriamente prospettato". Peccato che il caso di British Telecom (vedi "Chi aveva le gambe corte") smentisca palesemente le affermazioni di Perissich e che gli stessi consiglieri “indipendenti” di Telecom Italia, alcune settimane fa’, affermavano che la divisione inglese aveva come modello ispiratore ciò che era accaduto in Italia, affermazioni lungi dall’essere vere. Sulla stessa lunghezza d’onda alcune dichiarazioni, un po’ più datate, del presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, in queste esprimeva la totale opposizione allo scorporo della rete affermando, addirittura, che Telecom Italia avrebbe contribuito al raffreddamento dell’inflazione, contenendo ed abbassando le tariffe, affermazione che hanno del grottesco. Non paga dei precedenti contributi dati per il raffreddamento dell’inflazione (aumentando diverse volte il canone telefonico) Telecom ha continuato nella sua opera di “riduzione” delle tariffe fino ai giorni scorsi. Nel 2001 fu la Corte dei Conti a dichiarare che lo scorporo della rete fosse necessario: "La situazione della telefonia fissa - ha spiegato la Corte - sembra deporre in favore di una vera e propria separazione societaria. E tale separazione dovrebbe essere anche azionaria, riservando allo Stato il controllo del solo soggetto societario gestore dell'infrastruttura di rete". Uno "scorporo" che sia "solo contabile tra la gestione della rete (persistente monopolio di fatto) e quella dei servizi (ormai liberalizzati) rischierebbe di vanificare lo scopo che tale operazione si prefigge". Posizione condivisa dell’allora neo ministro delle Telecomunicazioni Gasparri, forse non ancora a conoscenza dei rapporti che intercorrevano tra Berlusconi e Tronchetti Provera. Anche gli operatori alternativi hanno chiesto più volte lo scorporo della rete. (vedi E' guerra tra telecom e concorrenti sullo scorporo della rete). Purtroppo tutte queste richieste sono cadute nel vuoto.
Ora si torna con forza a sostenere la necessità di un simile intervento, sia da parte di associazioni di utenti e provider sia da politici di diversi schieramenti. Anche Beppe Grillo ha inserito la scorporo della rete Telecom, nelle su proposte per l'informazione, ampiamente condivise da ADD, tante è che molti punti ricalcano ciò che la nostra associazione chiede nel manifesto contro il digital divide. Sarebbe il caso che l’AGCOM intervenisse finalmente, costringendo Telecom alla divisione in due società, gli utenti sono stanchi di essere presi in giro, ci auguriamo che anche le autorità garanti lo siano, e comincino ad adottare dei provvedimenti seri nei confronti dell’incumbent. Bisognerebbe che le authority si ricordassero di essere, garanti dei cittadini e non degli operatori, ad esempio per passare al metodo di calcolo del prezzo dell’adsl orientato al costo ci sono voluti sei anni (la direttiva europea era arrivata nel 2000) mentre per aggiungere un canone supplementare alla linea adsl solo dati, come richiesto da Telecom Italia, ci sono voluti solo alcuni mesi, e mentre negli altri provvedimenti l’AGCOM italiana è in pesante ritardo, nella regolamentazione delle linee su cavo dati ha preceduto tutte le altre autorità garanti, peccato che il provvedimento adottato, penalizzi utenti e concorrenza e favorisca Telecom Italia, ma di questo l’AGCOM non ha tenuto conto nonostante il parere contrario di diverse associazioni di provider e consumatori.
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