Anti Digital Divide, Associazione Utenti Internet e TLC,
promuove una raccolta firme al fine di informare e sensibilizzare i cittadini
italiani sulla grave situazione in cui versa la rete telematica del nostro
Paese.
L'iniziativa
verrà poi portata all'attenzione del Governo, delle Autorità Garanti italiane
ed europee, delle istituzioni europee, dei providers italiani e tutti gli
organi di stampa, nella speranza che il divario che separa il nostro Paese dal
resto dell'Europa venga colmato.
Intendiamo
riunire, in un unico sforzo, le decine di iniziative intraprese a livello
locale e principalmente indirizzate a Telecom Italia affinché estendesse il
servizio a banda larga ad alcuni centri non ancora coperti.
La mancata copertura ADSL di molte aree del nostro Paese e
tariffe sensibilmente più care con quanto offerto nel resto d'Europa sono i
cardini sui quali si fonda la nostra protesta.
La situazione italiana
Telecom Italia è una società privata e come tale può o
meno fornire servizi di connettività a banda larga essendo, questi, considerati
servizi a valore aggiunto.
Questa società però gode di una posizione di semi
monopolio, fortemente dominante,
sul mercato italiano, potendo decidere anche il costo da applicare ai proprio
concorrenti per la fornitura di tali servizi.
Riguardo a
questa situazione si è pronunciata anche l’Autorità Garante per le
Comunicazioni italiana; in particolare si fa riferimento alle affermazioni
contenute nella delibera 117_05_CONS Allegato B, pagina 48 dell’ AGCOM:
Comma 174: “In base all’analisi svolta, l’Autorità ritiene che
nel mercato dell’accesso a banda larga all’ingrosso non sussistano condizioni di concorrenza
effettiva e che l’operatore Telecom Italia detenga un significativo potere
di mercato.”
Comma 173: “L’Autorità non ritiene, e l’analisi concorrenziale
esposta nei precedenti paragrafi lo conferma, che nell’arco dei prossimi 18
mesi si potranno manifestare variazioni dell’assetto concorrenziale dovute a
variazioni delle quote di mercato, nella diffusione dei servizi e nelle
tecnologie disponibili, tali da inficiare i risultati dell’analisi effettuata.”
La copertura
Nonostante un canone di 14.57 €/mese, che Telecom Italia
giustifica con la necessità di mantenere e ammodernare la rete, l'intera
infrastruttura telematica italiana si rivela vecchia ed inefficiente.
Gran
parte dei doppini telefonici non in grado di supportare la velocità di 1
Mbit/s; inoltre, è consistente la presenza di apparecchiature limitanti, quali
MUX e UCR che, adottati come soluzione temporanea, persistono invece da anni e,
nella maggioranza dei casi, impediscono l'utilizzo della tecnologia ADSL.
A fronte del pagamento di un
canone, quindi, non corrisponde una qualità e disponibilità dei servizi
adeguata.
Il risultato di questa situazione
è una copertura, pari all'83 % circa della popolazione italiana,
molto inferiore a quella di altri paesi europei, che invece sfiorano la soglia
del 100%, come Francia, Inghilterra, Germania e Belgio per citare i maggiori
paesi (altri dettagli nella tabella qui di seguito).
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Paese
|
Copertura solo
ADSL
|
Copert. banda
larga (escluso satellite e HDSL)
|
Fonte
|
|
Belgio
|
97%
(2001)
|
100
% (2001)
|
Governo
federale (www.fgov.be)
|
|
Svizzera
|
95%
(2002)
|
100%
(2002)
|
Commissione
Federale Comunicazioni (www.fedcomcom.ch)
|
|
Francia
|
95%
(2004)
|
99%
(2004)
|
Commissione
Europea (europa.eu.int/pol/infso/)
|
|
UK
|
90%
(2004)
99,8%
(2005)
|
97%
(2004)
99,8
(2005)
|
Ufficio
statistico governativo (www.statistics.gov.uk)
|
|
Germania
|
95% (2004)
|
100 % (2004)
|
Deutsche Telekom (www.telekom.de)
|
|
Olanda
|
85% (2002)
|
100% (2002)
|
XS4All (provider)
www.xs4all.nl
|
|
Spagna
|
90%
(2002)
|
90%
(2002)
|
Studio
Università di Madrid (isabel.dit.upm.es)
|
|
Portogallo
|
90%
(2002)
|
90%
(2002)
|
Studio
Università di Madrid (isabel.dit.upm.es)
|
|
Irlanda
|
50%
(2002)
|
N.D.
|
DSL forum report (www.dslforum.org)
|
|
Grecia
|
50%
(2002)
|
N.D.
|
DSL forum report (www.dslforum.org)
|
|
Italia
|
83%(2004)
|
N.D.
|
Telecom Italia
|
E’ evidente che un mercato privo di concorrenza, come
quello italiano, non funge da stimolo per investimenti nell’ammodernamento e
l’ampliamento delle infrastrutture.
Le tariffe
Il problema della copertura, a differenza di quanto si
crede, influenza profondamente il prezzo dei servizi a banda larga che vengono
praticati dagli operatori agli utenti finali.
Telecom Italia è l'unico operatore
italiano ad avere una infrastruttura che copra più del 50% della popolazione;
Fastweb e Wind non arrivano al 20%.
Questo implica che tutti gli
operatori che vogliono offrire ADSL devono necessariamente acquistare il
servizio da Telecom, la quale, sfruttando la sua posizione di vantaggio, è
libera (quasi) di adottare le strategie di pricing a lei più convenienti
vendendo, ad un operatore, una Adsl 1280/256 MCR 10kb/s a 18,65 euro/mese a cui
vanno aggiunti: i costi di attivazione, i costi di proprie apparecchiature, i
costi del personale tecnico ed inoltre è necessario attivare almeno 100 utenze
Adsl altrimenti il costo per singolo ADSL diventano ancora più elevati; mentre
ad esempio in Francia, dove ben 6 operatori hanno una infrastruttura propria
che copre almeno il 50% della popolazione, il costo all'ingrosso per un'Adsl si
aggira attorno ai 5 euro.
L’esempio esposto in tabella è esplicativo della
situazione:
|
Prezzi del servizio ADSL
praticati da TI al consumatore finale sul mercato italiano e francese
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Gennaio 2005
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Febbraio 2005
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Telecom Italia nel
mercato francese
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1 Mbit/s € 10,95
|
8 Mbit/s € 15.95
|
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Telecom Italia nel mercato italiano
|
1.2 Mbit/s € 64.95
|
1.2 Mbit/s € 36.95
|
Si
è passati, pertanto, da un rapporto di costo del megabit Francia/Italia da
circa 1/5 a circa 1/15, in altre parole il Gap è cresciuto del 300%.
Inoltre
è importante sottolineare come Telecom Italia offra in Francia l'ADSL ad un
prezzo nettamente inferiore rispetto all'Italia, dove è addirittura
proprietaria delle infrastrutture; questa situazione di disparità non è
assolutamente concepibile e giustificabile.
Le nostre richieste
Partendo dalle considerazioni
precedentemente illustrate formuliamo in nove punti le nostre richieste:
1. Scorporo della gestione della
rete fisica dall'erogazione di servizi, in modo da garantire una reale
concorrenza tra tutti gli operatori.
Così come richiesto anche da Giuseppe
Tesauro, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la
rete per la fornitura dei servizi non può essere in mano a Telecom Italia.
La posizione di dominio (seppur
mitigata dagli interventi dell’authority), detenuta da tale operatore,
infatti, limita fortemente la concorrenza e gli alti canoni richiesti per la
fornitura all'ingrosso dell'ADSL rappresentano delle vere e proprie barriere
all'entrata per chi volesse affacciarsi su questo mercato.
A nostro avviso lo scorporo
garantirebbe una condizione di equità tra i vari attori operanti sul mercato.
Una maggiore concorrenza, inoltre,
si dovrebbe riflettere in standard qualitativi più elevati e in una riduzione
dei costi per l'utente finale, oltre che una diffusione pressoché completa,
sull’intero territorio dei servizi a banda larga.
2. Aggiornamento,
da parte del Governo, della carta dei servizi che devono essere garantiti a
tutti gli utenti (servizio universale), inserendovi internet veloce (NON
SATELLITARE).
Il servizio universale è l'insieme
dei servizi essenziali che deve essere garantito quando viene attivato un
abbonamento telefonico, e tra questi vi è anche la possibilità di attivare una
connessione dati.
L’attuale normativa, purtroppo,
prevede che la connessione dati non debba essere a banda larga, ma solamente in
modalità analogica, eventualmente ISDN, ma non a banda larga.
Un articolo della normativa sul
servizio universale stabilisce che, periodicamente, il servizio debba essere
rivisto ed aggiornato, per rispondere alle evoluzioni tecnologiche.
L'ADSL è, e deve essere,
considerata, a tutti gli effetti, l'evoluzione tecnologica della connessione
dati, e proprio per questo motivo inserita nel servizio universale.
Il numero sempre crescente di
servizi e contenuti multimediali rendono evidente che la nuova internet non è
più per i modem dial-up, e soprattutto che la nuova internet è always-on (cioè
a connessione permanente).
3. Copertura della Banda Larga per
tutte le aree del paese, senza ricorrere al satellite, opzione troppo onerosa e
tecnicamente non valida.
Telecom Italia propone, come
alternativa, un’offerta satellitare, Alice Sat, addirittura pubblicizzata dal
ministro Gasparri.
Tale soluzione tecnologica non è
assolutamente paragonabile a quelle terrestri per i motivi di seguito
illustrati.
L'offerta satellitare in generale
può essere di due tipi: monodirezionale e bidirezionale.
La soluzione monodirezionale
impiega il satellite per la ricezione dei dati e la tradizionale linea
telefonica per l'invio. Ai costi tipici di questa connessione occorre sommare
quelli per una connessione 56K o ISDN; anche in presenza di eventuali offerte
FLAT, la connessione non sarebbe comunque always-on.
Le connessioni bidirezionali sono,
invece, always-on, ma prevedono un costo per le apparecchiature che si aggira
attorno ai 2000 euro, con abbonamenti mensili, anche per tagli di banda molto
bassi (256K/256K), nell’ordine delle centinaia di euro.
Questo implica, di fatto, che la
soluzione satellitare è fortemente antieconomica e tecnicamente molto limitata,
a causa della presenza di un tempo di latenza molto alto, che rende di fatto
inutilizzabile questo tipo di connessioni per molte applicazioni multimediali:
videoconferenze, gioco on-line ed in generale per le applicazione real-time.
Questo è dovuto al fatto che il
segnale trasmesso deve essere inviato ad un satellite geostazionario, la cui
altezza in orbita è di 36.000 Km; questo implica che le connessioni satellitari
monodirezionali soffrono di un tempo di latenza minimo pari a 360 ms, mentre
quelle bidirezionali addirittura di 720 ms; le connessioni a banda larga
terrestri (come l'ADSL) invece hanno tempi di latenza medi compresi tra i 40 e
gli 80 ms.
4. Tariffe e banda disponibile in
linea con quanto gli stessi operatori italiani applicano in Francia, dove
offrono banda maggiore ad un prezzo inferiore.
Il
raffronto con la Francia illustrato in precedenza mostra l'evidente disparità;
in realtà anche in Germania le tariffe praticate dall’operatore italiano sono
nettamente inferiori a quelle applicate in Italia.
Questa situazione, lo ribadiamo, è fortemente penalizzante
sia per gli operatori che per gli utenti finali, siano essi semplici
consumatori che piccole e medie imprese.
Pertanto è necessario che vengano variati i criteri di
definizione dei limiti imposti a Telecom Italia per le tariffe all’ingrosso da
parte dell’Autorità garante, affinché si possa ottenere una ragionevole
diminuzione di tali prezzi così da favorire una reale concorrenza tra
operatori.
5. Maggiore suddivisione dei tagli
di banda per avere offerte a più basso costo.
Per gli operatori ( in realtà per
Telecom Italia, essendo il maggior rivenditore all'ingrosso italiano, l'unico
realmente a livello nazionale), aumentare la banda a disposizione per
l'abbonamento ADSL è, praticamente, quasi gratuito.
Di conseguenza, anziché abbassare
il prezzo degli abbonamenti, semplicemente, si è scelto di aumentare, a parità
di prezzo, la banda disponibile, in questo modo il rapporto velocità/prezzo si
è raddoppiato.
Il problema è che, per molti
utenti, il vero interesse non è la velocità, questo rapporto poteva essere
raddoppiato anche dimezzando i costi a parità di banda.
Si chiede, quindi, che vengano
prese delle decisioni che permettano di suddividere maggiormente la gamma di
abbonamenti offerti; in altre parole, se una 1280 costa all'incirca 30 euro, si
deve poter avere una 640 a 15 euro o magari una 256 a 8 euro; si deve cioè
venire incontro alle reali richieste degli utenti, che necessitano di poter
scegliere il tipo di abbonamento più adatto al loro modo di utilizzare
internet.
6. Liberalizzazione delle
tecnologie senza fili Wi-Fi e/o Wi-Max per l'ultimo miglio wireless, ottima soluzione alternativa alle normali connessioni
terrestri (ADSL, Fastweb) e poco onerosa rispetto al satellite.
L'attuale normativa
italiana sui servizi senza fili è fortemente limitativa, a dispetto della
liberalizzazione completa, chiesta dalla Commissione Europea, e a differenza di
quello che è avvenuto nel resto d'Europa.
Inoltre, la
legislazione italiana prevede costi troppo elevati per i fornitori di questi
servizi, senza contare che, per quanto riguarda l'ultimo miglio wireless, tutti
i providers attualmente sono in sperimentazione, perchè stabilito dalle legge
stessa.
Le due maggiori
associazioni di providers AIIP e Assoprovider hanno più volte
chiesto che il ministero delle Comunicazioni liberalizzi le tecnologie Wi-Fi e
Wi-Max, in modo da permettere una commercializzazione di questo tipo di
servizi, che garantiscono la possibilità di coprire vaste aree a costi molto
bassi, rispetto a quelli della normale tecnologia ADSL o fibra ottica (es.
Fastweb).
Il wireless è,
infatti, visto come il futuro della banda larga, perchè tramite questa
tecnologia è possibile raggiungere anche i punti più remoti del territorio a
costi praticamente irrisori, con uno standard qualitativo paragonabile a quello
della normale banda larga su cavo.
Inoltre, tale
tecnologia permetterebbe anche ad altri providers di dotarsi di una propria
infrastruttura, indipendente da Telecom Italia (questa è ad esempio
l'intenzione di Albacom, alias British Telecom); questo permetterebbe la
concorrenza nella fornitura di servizi a banda larga all'ingrosso, di cui, come
si è già detto, Telecom Italia è, allo stato attuale, l'unico reale fornitore a
livello nazionale; se si avverasse una situazione di questo tipo, così come
avvenuto anche in Francia, il costo medio dell'offerta all'ingrosso calerebbe
dagli attuali 18 euro, stabiliti dalla sola Telecom Italia, a prezzi attorno ai
5-8 euro.
7. Eliminazione di quegli apparati
di rete, tipo multiplexer (MUX), utilizzati come soluzione provvisoria ma che
da MOLTI anni persistono, impedendo l’attivazione di numerosi servizi, tra i
quali quelli a banda larga oltre a fornire servizi di qualità scadente rispetto
agli utenti collegati a reali centrali telefoniche.
In molte zone di Italia, il
servizio telefonico non viene fornito da vere e proprie centrali telefoniche,
ma da sottocentrali o da apparecchi di multiplazione, che permettono di
distribuirlo a più utenti per mezzo di un unico doppino dati.
Tali soluzioni, considerate come
temporanee, persistono da svariati anni in diverse zone d’Italia. Ad un livello
scadente della qualità dei servizi erogati si accompagna lo svantaggio di non
poter supportare numerosi servizi, tra i quali quelli a banda larga (in realtà
molte di queste non forniscono neppure l'ISDN).
Proprio per questi motivi ne
chiediamo la sostituzione con apparecchiature in grado di fornire i servizi di
nuova generazione.
8. Canone Telecom Italia ridotto
e/o tariffe agevolate come soluzione TEMPORANEA in caso di mancata copertura
con la banda larga o di limitata offerta di servizi causata dalla presenza di
apparecchiature di cui al punto 7.
Gli apparati di cui si parla sono,
spesso, fortemente limitanti anche della qualità della linea telefonica
standard; è quindi più che normale chiedere che chi è sotto mux, e quindi ha
accesso ad un servizio nel complesso di qualità più scadente, debba pagare un
canone inferiore, proporzionale alla qualità del servizio. Inoltre, non è
assolutamente concepibile che una connessione internet telefonica, che ha una
velocità drasticamente più bassa e non può essere utilizzata come connessione
permanente ad internet (always-on), venga a costare più, o al massimo lo stesso
prezzo, di una connessione ADSL Flat (cioè a canone mensile fisso).
9. Maggior peso della associazioni
dei consumatori nell'elezione delle autorità garanti.
Per spiegare quest'ultimo punto è
necessaria una premessa riguardo al servizio universale.
Quando si è detto che, per legge,
il servizio deve essere rivisto periodicamente, non è stato volutamente
specificato che, questo eventuale aggiornamento, avviene su richiesta della
Autorità Garanti; questo si collega però alla necessità che le authority
svolgano correttamente il loro ruolo di garanzia, cosa che purtroppo in questi
anni non è avvenuta in quanto, Enzo Cheli, non ha assolutamente dimostrato
credibilità in questo ruolo; ed è questo il motivo della nostra ultima
richiesta.
Siamo infatti assolutamente
convinti che, in una democrazia, in cui ognuno di noi elegge i propri
rappresentanti, sia necessario che figure così importanti, come lo sono i
Garanti, debbano essere scelti anche in funzione dell'opinione di chi, poi,
dovrà essere garantito, e tra questi, ovviamente, ci sono gli utenti, i
consumatori.
Associazione Anti Digital
Divide
Dall’art. 14 della
direttiva 97/33/CE si stabilisce un’analogia tra la definizione di
significativo potere di mercato e quella di posizione dominante.