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Banda larga e tariffe giuste sono un diritto di tutti
   
   

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Liberalizzazione WiMax, la Posizione di Anti Digital Divide
a cura di GunsRoses
.: 15-Gen-2007 :: Stampa solo questa pagina :.
Anti Digital Divide esprime la sua posizione in merito alla liberalizzazione delle frequenze Wi-Max, massime garanzie per utenti e concorrenza.

(In fondo è riportato il documento presentato da Anti Digital Divide alla consultazione pubblica indetta dall'AGCOM)

Il Wi-Max sta per essere liberalizzato. Così come per il Wi-Fi l'Italia ha accumulato due anni di ritardo rispetto agli altri stati europei.
Ma siamo sicuri che procedendo attraverso l’assegnazione delle frequenze tramite asta sarà garantita la concorrenza e i diritti degli utenti?
Anti Digital Divide crede di no. L’esperienza dell’umts, le cui licenze sono state assegnate attraverso asta, ci ha insegnato che, la concorrenza e i diritti degli utenti sono stati scavalcati dagli interessi privati dei vincitori delle licenze, che si sono rifatti ampiamente della cifra investita monopolizzando il mercato e adottando tariffe molto elevate, per gli utenti.
Il wi-max secondo la nostra associazione dovrebbe avere come obiettivi fondamentali, l’abbattimento del digital divide (circa 10 milioni di italiani non sono raggiunti dalla banda larga), e l’apertura del mercato dell’ultimo miglio, tratto di rete che collega la casa dell’utente alla centrale telefonica della città, su cui Telecom Italia detiene il monopolio assoluto nonostante siano passati anni dalla cosiddetta “Liberalizzazione del Mercato”.

Il governo ha dichiarato che le liberalizzazioni e la lotta al digital divide sono due obiettivi fondamentali. Allora per quale motivo il ministero della difesa ha chiesto centinaia di milioni di euro per cedere le frequenze, su cui sarà attivato il servizio wi-max, al ministero delle comunicazioni?
Il governo ha dichiarato che 1100 milioni di euro saranno dedicati alla diffusione della banda larga e alla riduzione del divario digitale. Per quale motivo non si utilizza una parte di questi fondi per pagare il ministero della difesa, invece di indire delle aste ?

Tuttavia se le aste non si possono evitare devono essere tutelati i diritti degli utenti in particolare di quelli non raggiunti della banda larga. Si potrebbe suddividere il territorio in 3 grandi macro aree ( zone digital divise, zone con scarsa concorrenza e zone ad alta concorrenza) e per ogni macro area si dovrebbe avere una suddivisione delle licenze/frequenze tra operatore dominante (Telecom Italia), altri operatori e wisp. La frammentazione delle licenze avrebbe come conseguenza la creazione di concorrenza. In tutti i casi gli operatori che si aggiudicano la licenza devono coprire almeno il 25% del territorio licenziato entro un anno dall’assegnazione.

Zone digital divise hanno la priorità. Per queste zone in nessun caso si dovrebbe parlare di aste.

Vi deve essere una suddivisione delle frequenze disponibili, una parte a Telecom Italia che ha l’obbligo di rivenderle a condizione eque all’ingrosso, una parte agli OLO (altri operatori licenziati), e la fetta maggiore, 50%, ai Wisp ( Wireless internet service provider).
I wisp dovrebbero secondo noi avere la priorità, in quanto fino ad oggi sono i soli che abbiano investito per portare la banda larga dove Telecom non arriva. I wisp inoltre sono espressione del territorio sul quale operano mantenendo una vicinanza con i clienti che contrasta con i muri di gomma dei call center.
Il ministero verifica quali sono le zone DD (niente xdsl, fibra, wi-fi) e autorizza gli operatori, facendo le stesse verifiche che fa per il wi-fi.
Se strettamente necessario, licenze pagate con una parte del canone mensile che gli operatori chiedono agli utenti finali (max 2-3 euro, diciamo per 10 anni)

Gli operatori godono di questa particolare regolamentazione a patto che almeno il 75% degli utenti che coprono con la struttura wi-max, siano quelli che risultavano digital divisi all'atto dell’assegnazione della licenza Wimax. Ad esempio se copro 100 utenti, 75 devono essere ex digital divisi e 25 quelli non digital divisi.
Questo per evitare che si copra una zona digital divisa, ma che i servizi Wi-max vengano forniti per la quasi totalità ad una città vicina, non digital divisa, (per cui potrebbe essere previsto l’acquisto della licenza tramite asta).
Così si garantirebbero sia coloro che hanno pagato le licenze per le città non DD sia gli utenti digital divisi.

Secondo gli ultimi dati divulgati dall’osservatorio sulla banda larga, a dicembre 2006 solo 527 su 8101 comuni erano coperti da un operatore che permettesse il distacco completo da Telecom Italia , a nostro avviso quindi le prime aste dovrebbero riguardare le zone dove ora è presente solo TI e gli altri operatori rivendono prodotti che acquistano all’ingrosso da Telecom, in questo modo si aprirebbe il mercato alla concorrenza. Utilizzando lo strumento del beauty contest, cioè non si guarda solo ai ricavi economici ma anche ai vantaggi per la concorrenza e utenti, si suddividono le licenze, tra operatore dominante, OLO e Wisp.

Si potrebbe invece lasciare "carta bianca" per le zone dove c'è più concorrenza cioè le grandi città ( da 50 mila abitanti in su) se l’obiettivo del governo è far cassa, queste sono le zone più appetibili e i grandi operatori saranno interessati a tali località. Il danno per gli utenti, in queste città, anche se il wi-max fosse monopolizzato da pochi non sarebbe grave, essendoci già molte alternative ad esempio shared access o full ull, che permettono il distacco completo da Telecom Italia.
Quindi si opera sempre con un beauty contest, ma con maglie più larghe.

Non possiamo permetterci che il wi-max venga monopolizzato e gestito da pochi soggetti, soprattutto perché in Italia le telecomunicazioni sono sotto il controllo di alcuni gruppi di potere e tarda ad avviarsi una effettiva concorrenza, dobbiamo quindi tutelare gli utenti e non i soliti noti.
Non dobbiamo ripetere gli stessi errori commessi per l’assegnazione delle licenze Umts.
Furono ammessi solo 6 partecipanti all’asta per 5 licenze, poi “stranamente” uno si è ritirato, Blu, e i rimanenti 5 hanno potuto accaparrarsi le licenze ad un costo molto basso. Si era parlato di ricavi per lo stato intorno ai 50.000 miliardi di lire ed invece gli introiti furono 23.550 miliardi.
Ancora oggi rimangono dei dubbi sulla regolarità dell’assegnazione delle licenze Umts.
Successivamente uno dei vincitori delle licenze, IPSE, è fallito portandosi nella tomba la sua licenza consegnando il controllo del mercato a:
TIM
Omnitel (poi divenuta Vodafone)
Wind
Andala (poi divenuta Tre).


Non è più possibile continuare a proteggere, da una parte Telecom Italia e dall’altra gli operatori di Telefonia mobile che attraverso comportamenti di concorrenza sleale hanno monopolizzato mercato della Telefonia fissa/mobile e mercato della banda larga scaricando sugli utenti tariffe esorbitanti, scarsa qualità dei servizi e soprattutto, impossibilità di usufruire della banda larga.
Telecom Italia percepisce un canone mensile telefonico di 15 euro su 25 milioni di linee, il che vuol dire circa 5 miliardi di euro l’anno, che giustifica con il fatto di dover manutenere ed ammodernare l’infrastruttura telefonica. Se questa cifra fosse veramente investita in tal senso, noi non avremmo 3494 comuni, su 8101, privi di un collegamento veloce (fibra, ponte radio) alla rete, dati dicembre 2006 dell’osservatorio sulla banda larga. Non avremmo apparecchiature limitanti vecchie di decenni quali mux e ucr che impediscono il passaggio della banda larga e non avremmo quindi milioni di utenti digital divisi.

Dal lato telefonia mobile, che vi siano dei cartelli tra le compagnie telefoniche è ormai chiaro. Un esempio eclatante è stato portato alla luce dalla petizione di Andrea D’Ambra sui costi di ricarica, “una anomalia tutta italiana”, costi applicati dalle diverse compagnie in maniera “stranamente” analoga. In un altro paese le compagnie telefoniche sarebbero state multate pesantemente, è recente una multa di 500 milioni di euro comminata dall’autorità garante francese nei confronti degli operatori mobili proprio per un cartello sui prezzi. In Italia l’Agcom si è vantata di aver attivato un analisi su questo mercato 5 giorni prima che arrivasse l’ordine dalla Commissione Europea, dimenticandosi che la petizione era in rete da alcuni mesi e soprattutto che i costi di ricarica esistono da anni. Da alcuni mesi si attende una decisione in merito ai costi di ricarica.

In una altro paese si sarebbe già conclusa l’indagine avviata da Giuseppe Tesauro, presidente Antitrust fino a gennaio 2005, forse l’unico che abbia veramente difeso il mercato e gli utenti, che avrebbe dovuto concludersi entro il 28 aprile 2006 ma che ha “stranamente” subito diversi rinvii dai nuovi membri dell’autorità Antitrust. L’indagine riguarda TIM, Vodafone e Wind, per accertare se abbiano abusato della propria posizione ai danni degli utenti, se abbiano attivato tecniche di concorrenza scorretta per impedire di entrare nel mercato agli operatori mobili virtuali (presenti in molti paesi europei dove hanno portato una diminuzione delle tariffe della telefonia mobile). Si ipotizza anche un cartello sulle tariffe.

Un altro esempio di cartello è riscontrabile se si considerano le tariffe applicate dagli operatori, TIM, Vodafone, Wind e Tre, per gli SMS che, si assestano tutte intorno ai 15 centesimi. Secondo Tele 2, che vuole diventare un operatore mobile virtuale anche in Italia (lo è in diverse altre nazioni), il costo effettivo di un sms non supera un centesimo di euro.
Anti Digital Divide ha scritto nel 2005 sia all’AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, sia ad AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, proprio per chiedere di introdurre gli operatori mobili virtuali e una diminuzione delle tariffe della telefonia mobile.
Come mai le autorità non sono intervenute, a differenze delle autorità garanti di altri stati?
Forse dipende dal fatto che l’Italia è l’unica nazione in cui le autorità garanti sono composte nella maggior parte da politici e non da tecnici. I membri sono eletti dal governo e non da associazioni dei consumatori, che ne avrebbero più diritto visto, che le autorità dovrebbero difendere proprio i consumatori.


Anti Digital Divide alla luce di quanto esposto in questo documento chiede quindi che le licenze wi-max siano distribuite in modo tale da favorire l’abbattimento del digital divide e l’ampliamento della concorrenza nel mercato delle Telecomunicazioni, che purtroppo stenta ancora a decollare.


Ass. Anti Digital Divide.

AGGIORNAMENTO
Anti Digital Divide il giorno 18 gennaio ha partecipato alla trasmissione “La nuova TV” sul canale Class CNBC, con il nostro consigliere Fabio Spagnuolo, tema della puntata la liberalizzazione delle frequenze Wimax.
http://www.antidigitaldivide.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=571



AGGIORNAMENTO
Di seguito il documento inviato da ADD per la consultazione pubblica indetta dall'AGCOM

Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Direzione Reti e Servizi di Comunicazione Elettronica

c.a. ing. Mauro Martino

Centro Direzionale, Is. B/5, Torre Francesco

80143 Napoli

Torino, 04/02/07

Anticipata via fax al numero: +39 0669------

Oggetto: Consultazione pubblica sulla introduzione di tecnologie di tipo Broadband Wirless Access (BWA) nell banda a 3.5 GHz

Gentile Autorità Garante delle Comunicazioni e Gentile Ministero delle Telecomunicazioni,

riportiamo di seguito le considerazioni in merito alla liberalizzazione delle frequenze Wimax, prendendo in esame in particolare i punti riguardanti i diritti degli utenti, elencandoli come previsto dal documento di consultazione.

2.7) Quali sono i mercati potenzialmente interessati dall’introduzione di tali tecnologie nella banda in argomento ?

Principalmente i territori digital divisi (in seguito definiti DD) con la loro popolazione, ossia coloro i quali non possono accedere a connettività broadband per i seguenti motivi:

- Assenza di connettività in centrale telefonica

- Presenza di Multiplexer sullo stadio di linea

- distanza eccessiva dalle centrali telefoniche

4.1) E’ d’accordo ad una pianificazione dei diritti d’uso su base regionale, già utilizzata in altri Paesi europei e in passato dall’Amministrazione italiana per i sistemi di tipo FWA/WLL, con la possibilità comunque di competere per l’assegnazione di risorse su tutto il territorio nazionale, e con un massimo di un diritto d’uso per regione, ovvero propone una differente pianificazione ?

A nostro modo di vedere la suddivisione delle licenze deve avvenire su tre livelli:

• Nessuna competitività

• Bassa Competitività

• Alta competitività

Questo per garantire licenze eque anche in posti ove attualmente non c’è alcuna competizione, in modo da renderle appetibili. Inoltre, più che l’acquisto di una licenza nei territori con nessuna competitività è più consono parlare di assegnazione in quanto già disagiati. Offrendo al/ai operatore/i un costo minimo, tali zone risulterebbero appetibili, il che darebbe una mano alla risoluzione dell’annoso problema “digital divide”.

4.2) E’ d’accordo ad una pianificazione dei diritti d’uso che tenga conto del calendario di liberazione, tuttora da definire, temporale e geografico della banda da parte del Ministero della Difesa, ma con l’effettuazione della procedura selettiva in maniera contemporanea ?

Siamo concordi sulla pianificazione dei diritti d’uso tenendo conto del calendario di liberalizzazione, ma seguendo una logica, da parte del ministero della difesa, che preveda il rilascio prima nei punti DD ed in seguito nel resto (di seguito “DD first NonDD Last”) fatto salvo i punti di interconnessione alla “banda”.

4.3) Che tipo di coordinamento dovrebbe essere necessario implementare con le utilizzazioni del Ministero della Difesa per consentire una definizione dei diritti d’uso da assegnare che includa le limitazioni temporali e geografiche necessarie alla liberazione progressiva della banda ?

Il calendario ed il suo ovvio coordinamento devono prevedere il rilascio dapprima su territori DD e poi nei restanti con le sole limitazioni allo spettro consegnato (DD fisrt NonDD last).

4.7) Dovrebbero essere fissate regole di coesistenza fra sistemi diverse a seconda del tipo di servizio offerto (ad esempio mobile piuttosto che fisso) ?

Mobile e fisso devono essere interoperabili, gli operatori che forniscono il servizio devono differenziare l’offerta e l’eventuale tecnologia da applicare in maniera totalmente trasparente per l’utente.

4.8) Quanti blocchi (numero dei diritti d’uso) dovrebbero essere definiti per area di servizio al fine di offrire servizi commercialmente remunerativi ed allo stesso tempo prevedere una effettiva concorrenza ?

La concorrenza crediamo debba essere garantita da norme che tutelino i diritti degli utenti. Non riteniamo che esista un numero che indichi la concorrenza. Fermo restando, che ovviamente un numero superiore a 3, identifica una corretta garanzia di scelta, sempre che vengano fatte rispettare le regole, che tendono ad escludere comportamenti anticoncorrenziali, cartelli, degli operatori.

4.9) E’ d’accordo sull’utilizzo di una procedura selettiva di tipo asta, basata quindi sulla migliore offerta economica, già utilizzata in passato dall’Amministrazione italiana per i sistemi di tipo FWA, disegnata secondo un sistema classico di offerta multipla simultanea ascendente (sul modello cioè dell’UMTS) ovvero si propone una differente modalità ? Che durata dovrebbero avere i relativi diritti d’uso ?

Come già affermato nel punto 4.1, a nostro modo di vedere, la suddivisione delle licenze deve avvenire su tre livelli:

• Nessuna competitività

• Bassa Competitività

• Alta competitività

Si potrebbe suddividere il territorio in 3 grandi macro aree ( zone digital divise, zone con scarsa concorrenza e zone ad alta concorrenza) e per ogni macro area si dovrebbe avere una suddivisione delle licenze/frequenze, tra operatore dominante (Telecom Italia), altri operatori e wisp. La frammentazione delle licenze avrebbe come conseguenza la creazione di concorrenza. In tutti i casi, gli operatori che si aggiudicano la licenza devono coprire almeno il 25% del territorio licenziato entro un anno dall’assegnazione.

Le zone digital divise hanno la priorità. Per queste zone in nessun caso si dovrebbe parlare di aste.

Vi deve essere una suddivisione delle frequenze disponibili, una parte a Telecom Italia che ha l’obbligo di rivenderle a condizioni eque all’ingrosso, una parte agli OLO (altri operatori licenziati), e la fetta maggiore, 50%, ai Wisp ( Wireless internet service provider).

I wisp dovrebbero avere la priorità, in quanto fino ad oggi sono i soli che abbiano investito per portare la banda larga dove Telecom non arriva. I wisp inoltre sono espressione del territorio sul quale operano, mantenendo una vicinanza con i clienti, che contrasta con i muri di gomma dei call center. Il ministero stabilisce quali sono le zone DD (niente xdsl, fibra, wi-fi) e autorizza gli operatori, eseguendo le stesse verifiche che fa per il wi-fi. Se strettamente necessario, licenze pagate con una parte del canone mensile che gli operatori chiedono agli utenti finali (max 2-3 euro, diciamo per 10 anni).

Gli operatori godono di questa particolare regolamentazione a patto che almeno il 75% degli utenti che coprono con la struttura wi-max, siano quelli che risultavano digital divisi all'atto dell’assegnazione della licenza wi-max. Ad esempio se copro 100 utenti, 75 devono essere ex digital divisi e 25 quelli non digital divisi. Questo per evitare che si copra una zona digital divisa, ma che i servizi wi-max vengano forniti per la quasi totalità ad una città vicina, non digital divisa, (per cui potrebbe essere previsto l’acquisto della licenza tramite asta). Così si garantirebbero sia coloro che hanno pagato le licenze per le città non DD sia gli utenti digital divisi.

Secondo gli ultimi dati divulgati dall’osservatorio sulla banda larga, a dicembre 2006 solo 527 su 8101 comuni erano coperti da un operatore che permettesse il distacco completo da Telecom Italia, a nostro avviso quindi le prime aste dovrebbero riguardare le zone dove ora è presente solo TI e gli altri operatori rivendono prodotti, che acquistano all’ingrosso da Telecom, in questo modo si aprirebbe il mercato alla concorrenza. Utilizzando lo strumento del beauty contest, cioè non si guarda solo ai ricavi economici ma anche ai vantaggi per la concorrenza e utenti, si suddividono le licenze, tra operatore dominante, OLO e Wisp.

Si potrebbe invece lasciare "carta bianca" per le zone dove c'è più concorrenza cioè le grandi città ( da 50 mila abitanti in su) se l’obiettivo del governo è far cassa, queste sono le zone più appetibili e i grandi operatori saranno interessati a tali località. Il danno per gli utenti, in queste città, anche se il wi-max fosse monopolizzato da pochi non sarebbe grave, essendoci già molte alternative, ad esempio shared access o full ull, che permettono il distacco completo da Telecom Italia. Si opera sempre con un beauty contest, ma con maglie più larghe.

Il prezzo della base d’asta deve essere quindi, inversamente proporzionale alla percentuale di presenza nel territorio di connettività BroadBand (con l’ovvio inserimento della popolazione sotto MUX o distanza centrale troppo elevata nella categoria DD).

I diritti d'uso devono avere un termine massimo quinquennale con la possibilità di rinnovo, la perdita di una licenza deve consentire l’inserimento di un nuovo operatore in tale territorio.


Non possiamo permettere che il wi-max venga monopolizzato e gestito da pochi soggetti, soprattutto perché in Italia le telecomunicazioni, sono sotto il controllo di alcuni gruppi di potere e tarda ad avviarsi una effettiva concorrenza, dobbiamo quindi tutelare gli utenti e non i soliti noti.

Non dobbiamo ripetere gli stessi errori commessi per l’assegnazione delle licenze Umts.

Furono ammessi solo 6 partecipanti all’asta per 5 licenze, poi “stranamente” uno si è ritirato, Blu, e i rimanenti 5 hanno potuto accaparrarsi le licenze ad un costo molto basso. Si era parlato di ricavi per lo stato intorno ai 50.000 miliardi di lire ed invece gli introiti furono 23.550 miliardi.

Ancora oggi rimangono dei dubbi sulla regolarità dell’assegnazione delle licenze Umts.

Successivamente uno dei vincitori delle licenze, IPSE, è fallito portandosi nella tomba la sua licenza consegnando il controllo del mercato a:

TIM

Omnitel (poi divenuta Vodafone)

Wind

Andala (poi divenuta Tre).

4.10) E’ d’accordo sul fatto che i diritti d’uso consentano di installare gli apparati di rete sul territorio rilevante secondo una pianificazione decisa dall’operatore aggiudicatario e che le stazioni utente non dovrebbero essere soggette a particolari autorizzazioni (concetto di spectrum space) ? Nel caso di stazioni utente fisse, gli operatori di rete dovrebbero tener traccia della loro ubicazione in un apposito registro ? Nel caso di stazioni utente nomadiche ed in prospettiva mobili, fatte salve le norme in relazione alla identificazione degli utenti dei servizi di telecomunicazioni, dovrebbe essere prevista la totale libertà di circolazione ed uso ?

L’operatore potrà verificare e pianificare l’installazione delle antenne trasmissive in base ai costi di affitto dello spazio e/o altre valutazioni tecniche. In tutti i casi, gli operatori che si aggiudicano la licenza, devono coprire almeno il 25% del territorio licenziato entro un anno dall’assegnazione, pena la perdita del diritto d'uso, che sarà riassegnato. Dal lato utente si dovrebbero lasciare le maggiori libertà possibili.

4.11) Per quanto non espressamente previsto nelle domande precedenti, è d’accordo nell’introdurre previsioni simili a quelle di cui alla delibera n. 822/00/CONS, e relativi bando e disciplinare ?

Si, relativamente agli articoli 8 e 9 della delibera n. 822/00/CONS, naturalmente alcuni parametri dovranno essere rivisti.

5.2) Si condivide un orientamento che preveda di assoggettare i richiedenti, oltre agli appropriati requisiti soggettivi, ad obblighi di copertura ? Dovrebbero tali obblighi essere limitati alla sola verifica di un effettivo impiego delle frequenze assegnate (del tipo use it or lose it) ovvero essere maggiormente prescrittivi ?

Riteniamo che oltre all'effettivo impiego (tipo “use it o lose it”) sia d’uopo prevedere una forma di controllo che deve avere una cadenza periodica abbastanza ristretta. Vorremmo però soffermarci sugli obblighi di copertura, ribadendo che vi deve essere una priorità per le zone digital divise e a basso livello di concorrenza. Si potrebbe introdurre un vincolo di copertura, che preveda un rapporto di 1 a 1 tra zone DD e zone non DD. Cioè solo dopo aver coperto una zona DD si potrebbe procedere a coprire una zona non DD. Nel caso queste condizioni non fossero rispettate vi dovrebbero essere pesanti penali per gli operatori, che prevedano anche la perdita di una parte delle licenze acquistate.

Una eventuale normativa che non sancisca una priorità per le zone digital divise ed a bassa competitività sarebbe anticostituzionale, in quanto violerebbe l'articolo 3 della Costituzione, che recita:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

5.4) Quali altri obblighi occorrerebbe introdurre a carico degli assegnatari dei diritti d’uso delle frequenze ? Si ritiene che occorrerebbe, in particolare, introdurre obblighi in merito alla tutela della salute pubblica ?

Ovviamente riteniamo che tutti i dispositivi debbano essere omologati e le emissioni periodicamente controllate per evitare l’ingerenza nei confronti della salute pubblica. Oltre agli obblighi di priorità per le zone digital divise e di copertura entro il primo anno del 25% della popolazione, relativamente alla zona licenziata, crediamo che debbano essere introdotti SLA e QoS particolari per questo tipo di offerte.

Distinti saluti

Associazione utenti internet e TLC

Anti Digital Divide

 
Indice argomenti > Situazione del mercato TLC > Liberalizzazione WiMax, la Posizione di Anti Digital Divide

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