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Telecom Italia: Monopolio o Libera Concorrenza? Consiglieri indipendenti spiegate questo.
a cura di GunsRoses
.: 25-Nov-2005 :: Stampa solo questa pagina :.
Secondo i consiglieri "indipendenti" di TI, l’Italia è il paradiso della concorrenza e della tecnologia e Telecom è un modello di etica da seguire e ammirare. E' proprio così?


Hanno suscitato scalpore le dichiarazioni di Romano Prodi, sui monopoli e sull’inefficace funzione di controllo e regolamentazione delle autorità a difesa della concorrenza e del mercato.

Un paese nel quale “viviamo all’ombra dei monopoli” e nel quale “le autorità di controllo lasciano uno spazio che nel resto d’Europa ci si sogna”. Un attacco inatteso e durissimo, con tanto di nomi e cognomi dei presunti monopolisti tra i quali spicca Telecom Italia.

Citando il buon Beppe Grillo,
Prodi ha detto cose ovvie, alle sue parole chi si è sentito chiamato in causa poteva rispondere con un dignitoso silenzio.

Purtroppo questo non è accaduto e gli 11 consiglieri “indipendenti” si sono lanciati in una descrizione del ruolo di Telecom nel mercato delle comunicazioni a dir poco fantasiosa.

Secondo questi consiglieri l’Italia è il paradiso della concorrenza e della tecnologia e Telecom è un modello di etica da seguire e ammirare.
Ci sarebbero da scrivere decine di pagine con cui smentire le dichiarazioni, “indipendenti”, dei consiglieri “indipendenti”.
Riassumendo, come si può parlare di un mercato concorrenziale, quando TI detiene più dell’80% delle mercato della telefonia fissa, circa l’80% dei contratti adsl al dettaglio e il 100% di quelli all’ingrosso ed ha il controllo totale sull’ultimo miglio? Come si può parlare di concorrenza se Telecom-TIM controlla anche il 40% del mercato della telefonia mobile e nella galassia Tronchetti Provera sono presenti anche La7(DTT) e MTV che consentono a Telecom ad esempio di offrire compresi nell’abbonamento adsl, sms, mms e una grande quantità di contenuti attraverso Rosso Alice.
Come si può parlare di concorrenza ed etica se nonostante TI sia stata condannata più volte dall’Antitrust (se la regolamentazione funzionasse non ci sarebbe ragione di interventi a posteriori da parte dell'autorità Antitrust), continua ad attuare gli stessi abusi e comportamenti sleali, pensiamo alla questione del cavo solo dati, all’attivazione di alice free senza che i clienti ne facciano richiesta, agli impedimenti che Telecom attua nei confronti di chi vuole cambiare provider, alle strane differenze di qualità delle linee che si verificano tra utenti Telecom “diretti” e utenti wholesale .
Tutto questo venendo meno alle promesse di rendere la vita più facile agli altri provider, promesse che hanno consentito a TI di sfuggire alla storica multa di 152 milioni di euro, che il TAR ha annullato con diverse motivazioni tra cui una in particolare secondo la quale la multa di 152 mln di euro è "sproporzionata rispetto all'effettiva configurazione dei comportamenti ed alle misure proposte quali correttivi".
Visto che i correttivi promessi da Telecom sono stati completamente disattesi le Authority, a cui la palla era tornata dopo la sentenza del TAR, avrebbero dovuto riaprire la questione, ma ad oggi del procedimento e della relativa multa non si hanno più notizie.
Si aspettano provvedimenti dall’autorità garanti anche su alcune offerte lanciate da TI definite anticoncorrenziali dagli operatori alternativi.
Telecom nonostante il parere contrario dell’AGCOM ha lanciato sul mercato la flat analogica-isdn Teleconomy Internet, la quale però non è, a detta degli operatori alternativi, replicabile.
Questo è dimostrato dal fatto che nessun operatore ha proposto un’offerta analoga, perdendo così molti utenti, se l’offerta fosse replicabile sarebbe nell’interesse degli operatori proporne una simile per non perdere clienti.
Dalle dichiarazioni di TI in proposito si denota una certa arroganza e presunzione e come per Telecom regni l’anarchia:
"Il Garante ci aveva detto di fermarci e ci aveva chiesto alcuni dettagli sull'offerta. Abbiamo risposto tempestivamente, dimostrando che l'offerta era replicabile". Ma poi dal Garante è arrivato il via a commercializzare? "No, non c'è stata risposta. E siamo partiti, poiché avevamo dato tutte le risposte che il Garante voleva".
Ma se il garante non si è pronunciato rispetto ai chiarimenti di TI, in base a cosa sono arrivati alla conclusione che le risposte fornite al garante erano esaurienti??


Altra infrazione di TI è rappresentata dalla mancata offerta all’ingrosso di Teleconomy no problem, la flat che permette chiamate illimitate nazionali verso i clienti Telecom. TI essendo l’operatore dominante, quando lancia un'offerta al dettaglio deve garantire che questa sia replicabile agli operatori alternativi, proponendo la relativa offerta all’ingrosso, che in questo caso non ha presentato.

La conferma che le autorità di controllo non stanno svolgendo la loro attività in modo corretto è dato dal fatto che gli utenti e gli operatori alternativi sono stati costretti a rivolgersi alla giustizia ordinaria, per difendersi dai ripetuti atteggiamenti anticoncorrenziali e antietici di Telecom Italia.

Inoltre le Authority hanno permesso recentemente a Telecom, alcune operazioni che gli hanno consentito di amplificare la propria posizione di dominio nel mercato TLC.
Tra le più importanti, la fusione di Telecom con TIM e la riacquisizione di Tin, questo nonostante le cause che in passato avevano portato alla scissione di queste società da Telecom siano ancora valide. Diverse altre operazioni che sono state messe o saranno, in un prossimo futuro, messe in atto, potrebbero uccidere definitivamente la già moribonda concorrenza.

Telecom per l’Italia è un’azienda importante, tutti dobbiamo augurarci che questa sia in salute, quindi gli si può concedere qualche “scappatella” ma, TI deve come controparte garantire a tutti, servizi fondamentali con un adeguato rapporto prezzo-prestazioni e con un buon livello di qualità, deve garantire agli operatori alternativi la possibilità di poter concorrere, deve rispettare criteri etici nel svolgere la propria attività.
Purtroppo tutto questo non avviene in Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE abbiamo ad esempio una copertura a banda larga molto inferiore e tariffe elevate per non parlare poi della qualità dei servizi e del comportamento che ha TI nei confronti degli operatori alternativi e dei clienti, molto distante dall’essere etico. A fronte di tariffe e canoni molto alti, si ha una mancanza di investimenti nelle infrastrutture, 2,3 miliardi nel 2002 contro i 4,3 miliardi del 1998 (per gli ultimi tre anni non ci sono dati completi), migliaia di centrali telefoniche non sono ancora raggiunte dalla fibra e esistono apparecchiature limitanti vecchie di decenni ( mux, ucr) che impediscono di usufruire del servizio adsl anche nelle grandi città. Sul fronte del lavoro offerto da Telecom la situazione non è migliore, ha 82 mila dipendenti, contro i 244 mila di Deutsche Telekom e i 197 mila di France Telecom, molto spesso, come nel caso dei call center, questi sono a differenza dei dirigenti, sottopagati e non formati e non hanno stimoli ad adoperarsi affondo per risolvere le problematiche degli utenti in quanto il loro compenso non dipende da questo ma ad esempio da quanti servizi sono riusciti a vendere ai clienti.

Tutti questi atteggiamenti che stanno sempre più esasperando utenti e operatori alternativi, sono in buona parte diretta conseguenza del fatto che Telecom deve mantenere degli impegni presi nei confronti del mercato, Tronchetti Provera ha promesso di portare a 32 miliardi di euro il debito di TI entro il 2007, e sembra che per farlo, voglia utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione, anche a scapito degli stessi utenti.
Sarebbe stato sufficiente non attuare la fusione con TIM, e il debito sarebbe rimasto a 29,5 miliardi di euro.
La fusione Telecom-Tim non ha portato alcun vantaggio per gli utenti anzi, ha portato ad un rafforzamento della posizione di dominio di TI, quindi ad una ulteriore diminuzione della concorrenza, ho portato i debiti di Telecom a 44 miliardi di euro, debiti che si trasformeranno in tagli di personale, diminuzione della qualità dei servizi e comportamenti antietici al fine di massimizzare i profitti.

I consiglieri “indipendenti” parlano di concorrenza e di Autorità di controllo che svolgono correttamente il proprio compito, ma come si può affermare questo considerando tutte le questioni sopra citate e quando sono gli stessi membri delle autorità a far notare la propria
impotenza rispetto a Telecom Italia "Telecom ignora le nostre delibere e si rifiuta di essere regolamentata….siamo sotto organico: siamo meno di 300, mentre avremmo bisogno di circa 400 persone. Ofcom, il Garante TLC britannico, ne ha 1.500. Ma a noi hanno tagliato i finanziamenti, abbiamo ricevuto solo in parte quelli del 2004. E dal 2006 sarà anche peggio"

ADD, essendo un'associazione apolitica, non si schiera con nessun partito, limitandosi a dare la propria opinione rispetto ai provvedimenti del governo, sia esso di destra o di sinistra.
Quindi da una parte ricordiamo il gravissimo errore del governo di centrosinistra quando permise l'acquisto di Telecom Italia in blocco (l'infrastruttura sarebbe dovuta rimanere statale) a persone quali Colaninno e successivamente Tronchetti Provera, che acquistarono Telecom (ora anche Tim) attraverso OPA, offerte pubbliche d'acquisto, cioè facendosi prestare i soldi dalle banche e poi una volta acquistata la società girando il debito alla stessa e ripagandolo con tariffe e canoni esorbitanti chiesti agli utenti. Il signor Etica Marco Tronchetti Provera si permette di dire che gli altri operatori sono dei parassiti perchè sfruttano la sua rete, bisognerebbe ricordargli che il vero parassita è stato lui acquistando Telecom-Tim attraverso OPA, indebitandola pesantemente, senza cacciare una lira di tasca sua. La rete è stata pagata 2 volte dagli italiani, la prima volta quando è stata costruita dalla statale SIP, e la seconda attraverso tariffe e canoni spropositati per ripagare il debito del signor Tronchetti Provera, per questo noi di ADD riteniamo che la rete debba ritornare in mano allo stato in quanto bene pubblico, lo stato potrebbe garantire l'accesso alla rete a tutti gli operatori a condizioni eque.


L'errore dell'ex governo di sinistra è stato certamente grave, ma l'attuale governo non è stato da meno, basti pensare alla sciagurata legge Gasparri che ha, tra l'altro, ritardato la diffusione del wi-fi di 2 anni, alle discusse nomine delle autorità di garanzia che non rispetterebbero i criteri di competenza e imparzialità,in quanto invece di essere eletti dei tecnici sono stati eletti dei politici vicini all'attuale governo. Sempre per quanto riguarda le autorità di controllo, AGCOM-AGCM, nonostante queste siano gia sotto organico e con scarsi fondi è stato deciso, con la nuova finanziaria , di tagliare tutti i fondi pubblici per queste autorità, che dal 2006 dovranno essere finanziate totalmente dagli operatori o comunque dai soggetti che dovranno controllare.
Il controllore finanziato dai controllati non è il massimo per quanto riguarda trasparenza e indipendenza visto che già oggi, con fondi pubblici, assistiamo a casi di cattura del regolatore (caso CNU).
Oltre a questo l’AGCOM sta aspettando ancora i fondi del 2004 dal ministero dell’economia.

Un altro esempio di diminuzione dei poteri delle autorità garanti si è avuta grazie al nuovo codice delle Telecomunicazioni (opera dell'ex ministro delle Tlc Gasparri) che ha permesso, ad esempio, a Telecom di lanciare sul mercato la nuova offerta flat Teleconomy internet, senza che questa sia replicabile dalla concorrenza nonostante il parere contrario dell'autorità garante.
Quindi l’autorità non avrà più la possibilità di bloccare un’offerta anticoncorrenziale prima che questa venga commercializzata ma solamente dopo che questa sarà sul mercato.
In questo modo si permette a Telecom Italia di "drogare" il mercato e di avvantaggiarsi ulteriormente sui concorrenti già messi alle corde.


I consiglieri “indipendenti” di Telecom Italia hanno citato a sproposito il caso inglese, dove per evitare che l’Ofcom (equivalente della nostra AGCOM) scorporasse la rete di British Telecom , questa si è divisa in 2 società totalmente indipendenti garantendo la market equivalence, parità di trattamento tecnico e commerciale dei concorrenti nella fornitura all’ingrosso rispetto a BT Retail attiva sul mercato della clientela finale. BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale, la struttura che fornisce all'ingrosso anche i concorrenti.
L'autorità ha stabilito che questa azienda avrà il solo compito di rivendere all’ingrosso l’accesso alla rete di BT e sarà governata da un consiglio di amministrazione composto da una maggioranza di amministratori indipendenti.
Inoltre Vale la pena evidenziare che, la quota di mercato di British Telecom nei collegamenti a larga banda è pari al 25%, contro il 73% in Italia dell’operatore dominante, Telecom Italia, (Dati: COCOM 2005 , Communications Committee, e ERG 2005, European Regulators Group) e che mentre negli altri paesi dell'unione assistiamo ad un progressiva erosione delle quote di mercato degli incumbent, la situazione italiana rappresenta una singolare eccezione al quadro europeo, infatti nel mercato italiano l' "ex"monopolista TI è riuscito dopo la liberalizzazione dell’ultimo miglio addirittura ad aumentare le proprie quote di mercato nella telefonia fissa unico caso in Europa.

Purtroppo in Italia questa divisione non esiste, si ha solo una mera divisione contabile che non ha portato a nessun miglioramento della situazione, infatti anche con la divisione contabile TI ha ripetutamente infranto le regole ed è stata più volte condannata.
La situazione inglese è distante anni luce da quella Italiana, come abbiamo visto, anche per le quote di mercato e per “l’indipendenza” dei consiglieri, quindi sarebbe necessario un intervento delle autorità italiane sul modello di quello inglese per la scissione di Telecom Italia i 2 società distinte.

Tenendo presente quanto fin qui detto, per giustificare le dichiarazioni dei consiglieri "indipendenti" di Telecom Italia si possono fare 2 ipotesi:

1) i consiglieri indipendenti sono degli incompetenti.

Per dire che il mercato italiano è un esempio di concorrenza e che Telecom Italia rispetti etica e regole,  per affermare che l’Inghilterra abbia seguito l’esempio italiano nella scissione di BT, bisogna essere degli incompetenti.

2) I consiglieri indipendenti non sono poi così indipendenti.

Questo spiegherebbe perché dati palesi come quelli presentati in questo documento vengano ignorati.

Queste naturalmente sono ipotesi, che ADD ha formulato anche tenendo conto dei commenti degli utenti internet.
Aspettiamo con impazienza che i consiglieri "indipendenti" ribattano dato su dato quello descritto in questo documento e confermino che in Italia esiste piena concorrenza nel mercato della Telefonia.

 
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