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Telecom Vuole "Uccidere" l’ADSL su Cavo Dati ed il VOIP
a cura di GunsRoses
.: 20-Giu-2005 :: Stampa solo questa pagina :.
Telecom attraverso un comunicato ha fatto sapere che intende chiedere un canone aggiuntivo per le linee solo dati. Questa è la risposta di Anti Digital Divide, all'ennesimo tentativo di Telecom di abusare della sua posizione dominante, inviata al garante TLC e all'antitrust.


Al fine di dare maggiori informazioni sugli argomenti trattati, sono stati aggiunti, tra parentesi, dei link ad articoli apparsi sul web, non presenti nella lettera inviata alle autorità garanti.
Segue il testo della lettera.

Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM)
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)

27/06/2005
Oggetto: Canone linea dati ADSL

Da alcuni giorni Telecom Italia ha diramato un comunicato
in cui afferma che a partire dal 10 luglio 2005 le linee adsl solo dati saranno soggette ad un canone addizionale di 10,73 euro + Iva per il cliente residenziale e di 20,34 + Iva per quello affari.

Si produce quale allegato n° 1: comunicato di Telecom Italia sul servizio wholesale di collegamento senza fonia.
http://www.antidigitaldivide.org/allegati/collegamento_senza_fonia.doc

In un mercato sempre meno concorrenziale, nonostante i pareri contrari sbandierati da molti "esperti" del settore, Anti Digital Divide vede questo come un ulteriore ed eclatante passo indietro nella già ripida strada intrapresa dalle telecomunicazioni fonia/dati in Italia. Telecom ricopre indubbiamente un ruolo dominante rispetto agli altri operatori, che con questa manovra vedono dissolversi una rara e valida alternativa per concorrere con l'Incumbent. Più volte l'offerta ADSL tramite linea "solo dati" si era vista sbarrare la strada da decisioni poco chiare: a dicembre 2004 Telecom aveva eliminato dal listino l’offerta all’ingrosso di questo servizio, decisione poi rientrata in seguito alle proteste delle associazioni di utenti e provider presentate al garante delle Tlc; in seguito c’è stato da parte di Telecom un certo ostruzionismo nell’attivare le linee solo dati, giustificato con la mancata presenza di risorse disponibili nelle centrali; a seguire un’offerta di Telecom riguardo alla tecnologia Voip (tecnologia che permette di telefonare attraverso internet e anche di ottenere il distacco completo da Telecom Italia) definita anticoncorrenziale da AIIP che ha immediatamente inviato una diffida a Telecom, la quale ha per il momento congelato l’offerta.
( http://www.portel.it/articoli/il-punto-settimanale/05-2005/voip-e-adsl-solo-dati-che-confusione.html )

Non credendo alle giustificazioni di Telecom (saturazione delle risorse di rete), che per voce di un responsabile, spiegava come non vi fosse alcun tipo di problema e che i contratti wholesale venivano rispettati, il provider NGI, uno dei più colpiti dalle mancate attivazioni delle linee solo dati da parte di Telecom, attraverso una propria indagine ha evidenziato la presenza di alcuni "problemi".
Telecom ha giustificato tali problemi attraverso un non meglio specificato bug di sistema, che “stranamente” andava a colpire proprio le attivazioni di quei contratti (linea solo dati) che più “svantaggiano” Telecom.
Di seguito riportiamo le dichiarazioni rilasciate in una intervista, dall'amministratore delegato di Ngi, Luca Spada.

"Allora abbiamo deciso di fare una prova. Abbiamo chiesto a quattro utenti, che avevano questo problema,(richiesta del cavo solo dati respinta da Telecom per mancanza di risorse) di ordinare una linea voce di Telecom Italia. A nostre spese. Bene, Telecom gliel'ha portata, dimostrando così che le risorse di rete c'erano; non era vero che mancavano i doppini". Non solo, per colmo "in tre dei quattro casi ha anche attivato di default Alice Free sulla linea, senza ovviamente la richiesta del nostro utente".

"Allora ci siamo arrabbiati - dice Spada - e abbiamo mandato a Telecom una diffida. Pochi giorni dopo ci ha risposto, dicendo di avere scoperto la causa di quegli errori: un bug nel sistema di fornitura dell'ADSL mandava in un limbo le richieste di ADSL senza linea voce. Non venivano insomma gestite. Ma d'ora in avanti non ci saranno più problemi, le attivazioni saranno tutte portate avanti".

( http://punto-informatico.it/p.asp?i=53359&r=PI )

Stiamo parlando di un nuovo e grave abuso di posizione dominante da parte di Telecom Italia, reato per cui Telecom è recidiva ed è stata condannata diverse volte. Se il presunto bug va a spiegare perché le linee solo dati non venissero attivate, non spiega però lo strano fenomeno che da molti mesi sta accadendo, ossia quello delle adsl free di Telecom attivate di default senza espressa richiesta dell'utente.
Il fenomeno della adsl attivata impropriamente da TI, potrebbe aver influito sulla stima della adsl effettivamente richieste ed utilizzate e cosa ben più grave sulla distribuzione dei contributi statali.

Si produce quale allegato n° 2: dichiarazioni di alcuni provider sulle adsl attivate di default.

Tutto questo nonostante le ripetute promesse di Telecom di rendere più facile la vita agli operatori alternativi, di facilitare la liberalizzazione dell’utlimo miglio, di introdurre ad inizio 2005 un'offerta bitstream, che avrebbe fortemente ridotto i prezzi all'ingrosso e di conseguenza anche quelli al dettaglio, di ridurre i costi sostenuti dagli operatori alternativi, come la banda del VP, di informare per tempo delle nuove offerte gli operatori alternativi in modo che questi potessero organizzare le proprie contromisure.
Inoltre c'era la richiesta degli operatori alternativi di poter “riscattare” all'ingrosso il canone telefonico, così da consentire agli utenti di pagare una unica bolletta, come avviene in Francia per la stessa Telecom Italia, che offre a 30 euro connessione 8mbit, canone telefonico e telefonate nazionali illimitate, tutto compreso, con annessi servizio di TV over IP, Antispam e Antivirus.
Nonostante gli impegni presi da Telecom davanti a utenti, associazioni e autorità garanti, nessuna novità di rilievo si è avuta nel mercato delle telecomunicazioni.
Queste promesse vengono pubblicizzate “stranamente” sempre quando vi è in atto una qualche istruttoria contro Telecom, per poi essere dimenticate una volta che il rischio sanzionatorio è passato.
Ad esempio le promesse sopra citate avevano fatto si che Enzo Cheli, garante uscente delle Tlc, si schierasse contro la multa di 152 milioni di euro inferta a Telecom dall’antitrust e su questo parere Telecom ha basato il ricorso presentato al Tar del Lazio, ricorso che è stato poi accettato, asserendo diverse motivazioni tra cui una in particolare secondo la quale la multa di 152 mln di euro è "sproporzionata rispetto all'effettiva configurazione dei comportamenti ed alle misure proposte quali correttivi" Alcuni dei correttivi sono quelli su menzionati, tra cui il più eclatante è sicuramente quello che riguarda l'offerta bitstream.
Telecom si era impegnata con Aiip, subito dopo la multa dell'Antitrust, a pubblicare entro fine 2004 un'offerta bitstream rivolta agli operatori, il cosiddetto lodo Parcu, che avrebbe potuto abbassare in modo considerevole i costi a monte e a valle dell'ADSL.
C'è stata anche una funambolica finta, usando un gergo calcistico, con l'offerta bitstream comparsa sul sito wholesale di Telecom, ma poi misteriosamente svanita. Colpa di un altro bug??

Queste non sono congetture di Anti Digital Divide ma semplici letture dei fatti accaduti.
Questa situazione è aggravata dal fatto che, nonostante i provvedimenti dell' autorità garanti e la liberalizzazione dell’ultimo miglio richiesta dall’UE con direttiva del 2001, Telecom Italia è riuscita ad aumentare il suo potere di mercato nella telefonia fissa, unico caso in Europa, (come si può comprendere dall’ottimo testo universitario “La Liberalizzazione zoppa” degli illustri economisti Sandro Frova ed Enzo Pontarollo).

( http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=3446 )
( http://www.01net.it/01NET/HP/0,1254,3_ART_57239,00.html )

Si produce quale allegato n° 3: estratto dalla lezione tenuta da Enzo Pontarollo in occasione del seminario "Il nuovo quadro regolamentare comunitario e nazionale per il comparto allargato delle comunicazioni elettroniche" (Capri 28/09/2004).

http://www.antidigitaldivide.org/allegati/Agcom_Capri2004_Pontarollo.pps

Inoltre Telecom è riuscita a creare un altro monopolio nel mercato adsl. In questo ambito, è sembrata strana la facilità con cui è stato permesso a Telecom di ri-acquistare Tin, nonostante detenesse oltre il 70% del mercato al dettaglio e praticamente il 100% del mercato all'ingrosso delle ADSL, in quanto Tin è il secondo operatore per numero di linee Adsl, quindi TI con tale operazione ha esteso il suo dominio, su più dell’80% delle linee al dettaglio. Inoltre con l'acquisto di Tin ha praticamente monopolizzato anche gli accessi Wi/fi (hot/spot)
Secondo uno studio del Mip Politecnico di Milano, Telecom e Tin hanno, insieme, una quota di mercato pari al 70 per cento, calcolata sul numero degli hot spot attivi: a dicembre 2004, sono rispettivamente 500 e 590, su un totale di 1.500 in Italia. Sono hot spot di loro proprietà. I numeri aumentano, se si calcolano anche gli hot spot disponibili in roaming.
( http://punto-informatico.it/p.asp?i=50963 )
In ultimo TI domina anche sulle connessioni satellitari.
Dopo la scomparsa dell'offerta Tiscalisat, Telecom è rimasto l'unico grande operatore ad offrire connessioni sat e potendo contare su partnership con Netsystem e Telespazio di fatto monopolizza anche questo mercato.

( http://punto-informatico.it/p.asp?i=52485&p=1 )

La concentrazione di potere in mano a Telecom nel mercato della banda larga è molto forte. Tale concentrazione diventa addirittura imbarazzante se si considerano altri settori del mercato delle telecomunicazioni, Telecom dopo la fusione con Tim, può permettersi di offrire sms e mms compresi negli abbonamenti adsl, inoltre considerando la galassia Tronchetti Provera, La7 (digitale terrestre), MTV, puo' offrire molti contenuti sul portale rosso alice.
Da non dimenticare, sempre a proposito di concentrazione, che circa il 6% delle azioni di Telecom è posseduto da Mediaset, che secondo indiscrezioni sembrerebbe intenzionata ad aumentare questa quota.

Questo controllo sulla telefonia sia fissa che dati e sulle infrastrutture, controllo che diventa totale sull’ultimo miglio e quindi sulla vendita dei servizi all’ingrosso, comporta anche una stagnazione delle tariffe sia al dettaglio che all’ingrosso in particolare per quanto riguarda il mercato adsl.
Un esempio eclatante è rappresentato dalla discriminazione che Telecom opera nei confronti degli utenti italiani rispetto agli utenti francesi e tedeschi.
In Italia Telecom vende alice adsl con velocità 1mbit a 36.95 euro, bisogna precisare che da pochi giorni TI ha dato inizio al processo di migrazione verso i 4mbit, velocità fittizia, in quanto la banda minima garantita rimane fissa a 20k, e visto le difficoltà avute nel recente passaggio da 640 kbit a 1,2 mbit, alcuni aspettano ancora tale upgrade che doveva concludersi a metà marzo, non sarà un passaggio veloce e indolore per gli utenti.
In Francia vende lo stesso prodotto, alice, con velocità di 8mbit a 15,95.
In Germania alice a 1,5 mbit a 21.95 euro.
L’ associazione Anti Digital Divide ha denunciato in Commissione Europea questa discriminazione, riportata alla luce nei giorni scorsi da un'indagine dell’associazione Altroconsumo.

Si producono quali allegati n° 4 e 5 : denuncia di ADD nei confronti di Telecom Italia, indagine di Altroconsumo sulle tariffe adsl in Europa.
http://www.antidigitaldivide.org/allegati/denunciatelecom.pdf
http://www.antidigitaldivide.org/allegati/Indagine_Altroconsumo.doc

La commissione Europea ha recentemente indicato agli stati membri di attuare una tariffazione orientata al costo (cost plus) nel calcolo delle tariffe proprio per ovviare alle abissali differenze di prezzi presenti nei vari stati dell'unione. La stessa considerazione (tariffe orientate al costo), era emersa nell’ultima relazione di Enzo Cheli, come soluzione per mettere freno al dominio di TI nel mercato dell'adsl.
Viste le premesse su menzionate ci sembra assurda la richiesta di Telecom Italia di far pagare un canone supplementare sulle linee solo dati, che rappresentano l’unica alternativa allo strapotere che detiene l'Incumbent. La richiesta del canone addizionale viene giustificata con il fatto che TI deve manutenere il cavo ma, considerando il canone richiesto all’ingrosso per l’adsl di circa 18 euro e che in Francia il canone che Telecom paga per l’affitto delle linee è di circa 5 euro, crediamo che il costo di questa manutenzione sia già ampiamente ed esageratamente compreso nel canone wholesale. Telecom Italia detiene circa 27.000.000 di linee telefoniche e oltre 4.000.000 milioni di linee adsl sulle quali incassa dei canoni che risultano essere i più alti d’Europa, nonostante ciò la copertura adsl e la qualità dell'offerta di TI resta di molto inferiore a quella di altri stati dell'unione. Consideriamo inoltre le migliaia di utenti che non possono usufruire del servizio adsl, anche in grandi città quali Roma e Bari, a causa di apparecchiature limitanti, quali mux e ucr targati Sip, vecchi di decenni e che i doppini (quelli che Telecom dice di voler manutenere) in molti casi non riescono a raggiungere la velocità di 1mbit, figuriamoci quella di 4mbit, sintomo non proprio di una frequente manutenzione e ammodernamento della rete.
( http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scienza_e_tecnologia/adsl/esclusi/esclusi.html )

L’associazione Anti Digital Divide chiede alle illustrissime autorità garanti:

- che la richiesta di Telecom venga discussa solo nel caso in cui TI adempia a tutte le promesse che ha più volte garantito di rispettare ma che mai ha mantenuto;

- che le autorità pongano in essere le richieste che sono pervenute dalla Commissione Europea di introdurre un’ offerta orientata al costo (soluzione indicata anche nell'ultima relazione di Enzo Cheli) e prendano dei seri provvedimenti affinché Telecom non abusi più della sua posizione dominante e veda ridotto il suo dominio nei vari mercati delle TLC.
Crediamo a tale proposito che alcuni punti presenti nel manifesto di ADD contro il digital divide potrebbero essere presi in considerazione, come ad esempio lo scorporo della rete.

Si produce quale allegato n° 6: manifesto di ADD contro il digital divide.
http://www.antidigitaldivide.org/modules.php?op=modload&name=Downloads&file=index&req=getit&lid=21

L'esempio da seguire per favorire la concorrenza è sicuramente quello inglese.
Infatti nonostante la quota di mercato di British Telecom nei collegamenti a larga banda fosse pari al 25%, contro il 73% in Italia dell’operatore dominante, Telecom Italia, (Dati: COCOM 2005 , Communications Committee, e ERG 2005, European Regulators Group),
( http://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/pagina.phtml?_id_articolo=8965 )
per evitare che l’autorità di regolamentazione britannica Ofcom le imponesse l'obbligo di separarsi in due società indipendenti, British Telecom si è impegnata a garantire ai concorrenti la "market equivalence": parità di trattamento tecnico e commerciale dei concorrenti nella fornitura all’ingrosso rispetto a BT Retail attiva sul mercato della clientela finale. BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale, la struttura che fornisce all'ingrosso anche i concorrenti.
L'autorità ha stabilito che questa azienda avrà il solo compito di rivendere all’ingrosso l’accesso alla rete di BT e sarà governata da un consiglio di amministrazione composto da una maggioranza di amministratori indipendenti.
Inoltre Vale la pena evidenziare che, mentre negli altri paesi dell'unione assistiamo ad un progressiva erosione delle quote di mercato degli incumbent, la situazione italiana rappresenta una singolare eccezione al quadro europeo, infatti nel mercato italiano l' "ex"monopolista TI ha mantenuto sostanzialmente invariata la propria quota di mercato nel settore della telefonia fissa, incrementandola notevolmente nei mercati broadband (oltre il 6% di aumento nel broadband retail e oltre il 3% nell'ADSL)
Come dichiarato da Aiip (Associazione Italiana Internet Provider) nel comunicato che ha seguito la notizia della separazione di BT in due società (comunicato condiviso nella sua interezza da Anti Digital Divide), un simile intervento è auspicabile anche in Italia se congiunto con:

-"un'attività delle autorità volta a garantire il rispetto degli impegni presi (e non ottemperati) da parte di Telecom Italia e con”
-“le indicazioni dell'ERG (European Regulatories Group) di favorire la gradualità degli investimenti da parte dei concorrenti (cd. "ladder of investment")"

Si produce quale allegato n°7: comunicato Aiip sulla scissione di BT.
http://www.antidigitaldivide.org/allegati/CumunicatoAiip.doc .

Andando nello specifico della domanda di Telecom crediamo che un canone di quasi 13 euro sia una richiesta anticoncorrenziale (considerando anche il normale canone telefonico di 14,95 euro) che potrebbe far morire il neonato e fiorente mercato della adsl su cavo dati e del Voip.

Ci sembra inoltre molto strana la successione temporale delle azioni di Telecom:
- ha cercato di impedire la vendita del servizio adsl su cavo solo dati;
- è ricorsa a tecniche di ostruzionismo delle attivazioni che pervenivano dagli operatori;
- ha proposto un'offerta per cui ha ricevuto una diffida per anticoncorrenzialità;
- infine dopo 2 giorni dall'aver scoperto quello strano bug che impediva le attivazioni di migliaia di linee dati ha proposto un canone aggiuntivo per tale servizio.
(Non posso ucciderlo allora lo rendo innocuo)

Anti Digital Divide ritiene corrette e appoggia le posizione di Aiip e Assoprovider ed intende collaborare con queste ed altre associazioni al fine di impedire questo nuovo abuso da parte di TI.

Gli utenti e gli operatori alternativi non possono più sottostare alle condizioni imposte da Telecom e si augurano che le autorità garanti possano finalmente risolvere questa situazione che ormai ha del grottesco.

L'associazione non vuole fare una battaglia contro la società Telecom Italia, ma è costretta a fare notare le lacune di un mercato non pienamente liberalizzato. Le nostre intenzioni sono solo quelle di ottenere un servizio migliore ad un prezzo più contenuto. Tale obbiettivo può essere raggiunto solo applicando al mercato delle regole più chiare e di "garanzia" per tutti gli attori presenti.


Distinti saluti
Pierluigi Di Bartolomeo
Vicepresidente Ass. Anti Digital Divide.
www.antidigitaldivide.org
 
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